NIENTE DI ANTICO SOTTO IL SOLE – LUIGI GHIRRI

La primavera del 2021 si è presentata con un titolo che è anche una promessa: Niente di antico sotto il sole. Una pubblicazione dedicata alle parole di Luigi Ghirri, che non si propone subito nella sua novità, ma rappresenta un’operazione culturale di duplice interesse. 

Da una parte colma una lacuna editoriale recuperando lo storico e ormai introvabile Niente di antico sotto il sole – Scritti e immagini per un’autobiografia, l’antologia di testi e immagini che Paolo Costantini e Giovanni Chiaramonte avevano curato per la SEI nel 1997, a cinque anni dalla morte improvvisa di Luigi. Dall’altra parte aggiorna l’edizione, integrando i testi di cui Ghirri è autore a una scelta di interviste, sostituendo l’introduzione di Costantini con quella più recente che Francesco Zanot scrisse per la versione inglese dei saggi di Ghirri, pubblicata da MACK, ed escludendo del tutto l’apparato iconografico. Scelta, quest’ultima, controintuitiva ma felice. Se nel 1997 il profilo pubblico di Luigi Ghirri si stava ancora definendo e l’esplorazione del suo lascito sotto la guida di chi con lui aveva condiviso il percorso artistico e intellettuale era preziosa, riproposto tale e quale oggi quel progetto non avrebbe avuto la stessa potenza. 

Oggi, che la figura di Luigi-Ghirri-fotografo è pienamente riconosciuta tanto dalla critica quanto da chi la fotografia la pratica, per lavoro o per passione, è diventato più urgente recuperare la tridimensionalità della sua produzione, prendersi una distanza minima dalle immagini, che ormai sono parte del nostro immaginario e facilmente consultabili in archivi fisici e virtuali svariati, per riportare l’attenzione sul suo discorso, che ha una potenza immaginativa propria, e per abitare le sue parole, con i suoi giochi, e il suo pensiero nella loro autonomia dalle immagini, che ne sono un esito. 

Una parte consistente della biografia di questo autore è fatta di lavori di curatela, di ricerca e di scrittura critica, di interventi poetici che non riguardano la produzione di fotografie e che hanno nutrito il dibattito culturale che tra gli anni Settanta e gli anni Ottanta ha messo in discussione sia l’idea di fotografia in sé, facendone materia di esercizio concettuale, sia i canoni di rappresentazione del paesaggio italiano in un senso ampio, che ha portato a confrontarsi discipline diverse (la narrativa, l’architettura, la pittura, la filosofia), a partire proprio da quella zona enigmatica e aniconica che è la Pianura Padana. 

Il modo in cui la tradizione occidentale ha sempre inteso lo spazio presuppone un’idea isotropa, oggettiva, dove anche il punto di vista soggettivo si esprime con un calcolo prospettico. Manca una resa atmosferica, del sentimento di cui i luoghi sono impregnati. La bellezza dei posti, dice Celati, è nel loro implicito, nelle cose che nessuno può spiegare. Nella scrittura, come nella ricerca fotografica, esercita un grande fascino la facilità con cui Ghirri riesce a distillare un discorso allo stesso tempo concettuale e sentimentale, lucido ed empatico. La sua è una prosa sempre affettuosa, per usare una parola che ricorre, come presa di posizione da rivendicare. Occorre entrare in una relazione di affetto perché i luoghi gli spazi, le architetture, i volti, possano diventare riconoscibili e si rivelino al nostro sguardo; nessuna violenza, né shock visivo o forzatura, ma il silenzio, la leggerezza, il rigore per poter entrare in rapporto con le cose, gli oggetti, i luoghi; il mio è un tentativo semplice di ricostruire un sentimento di appartenenza. In queste riflessioni risuonano quelle di Gianni Celati, Aldo Rossi, Giorgio Morandi: autori e artisti con cui ha condiviso non tanto una capacità di interpretazione quanto di ascolto nei confronti del paesaggio. 

Ghirri trova nella fotografia un mezzo d’elezione per indagare questa latenza, per esprimerla senza esplicitarla.  Nella lunga intervista con Carlo Arturo Quintavalle che chiude l’antologia emerge in modo definitivo questa idea di fotografia come arte della medietà e della medietà come cifra della ricerca: nella scelta di dedicarsi a un paesaggio senza nessun connotato, e di raccontarlo senza stravolgerne la misura, nella scelta tecnica di scattare in pellicola medio formato, che rivela e nasconde nella giusta misura, e a colori, perchè i colori contengono anche il bianco e nero ma non viceversa, e di scegliere in fase di stampa di rendere il colore in modo non sensazionalistico. La fotografia non impone la scelta tra un’immagine alta e una bassa, perché per sua natura, nel sottile scarto tra interpretazione e rappresentazione, le comprende entrambe, ma anche molti altri valori e valenze.

Luigi Ghirri Tellaro 1980 © Eredi Luigi Ghirri Spazi Fotografici Scuola ed eventi di fotografia https://spazifotografici.it/wp-content/uploads/2021/02/cropped-favicon-spazi-fotografici_nerobianco.png
Luigi Ghirri, Tellaro, 1980 © Eredi Luigi Ghirri

– Una grande risorsa di per restare al passo con le pubblicazioni e le mostre dedicate a Luigi Ghirri è il (bellissimo) sito dell’Archivio: www.archivioluigighirri.com

– Un’altra fonte di informazioni ben organizzate è il sito della Biblioteca Panizzi di Reggio Emilia, che è anche luogo fisico di conservazione dell’archivio fotografico di Luigi Ghirri. 

– La pagina dedicata al libro sul sito di Quodlibet contiene una rassegna stampa con molti articoli e recensioni.


ndr_ La nuova edizione di Niente di antico sotto il sole. Scritti e interviste sarà presentata da noi al Castello di Lerici martedì 6 luglio alle 18:30 con Marco Belpoliti e Matteo Balduzzi in conversazione. Possibilità di seguire l’evento in diretta streaming al nostro canale Youtube: https://www.youtube.com/c/SpaziFotografici

Giulia Ferrando

Giulia Ferrando

Studia Lettere e Arti Visive, si specializza poi in Fotografia all’Accademia di Brera. Lavora principalmente come fotografa di scena della danza contemporanea in Italia e all’estero. Occasionalmente si occupa di fotografia in altre forme: ne scrive (Nuovi Argomenti), la insegna (Spazi Fotografici), ne cura l'allestimento ("From Elsewhere", per P46 Photogallery, Milano). Vive vorticosamente tra Genova, Milano e altre mete.

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